News

“L’appello di Trump agli iraniani? Non è credibile. Questa guerra rischia di portare ad una dittatura militare” – ASCOLTA

today02/03/2026

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Manhaz Lamei 2 marzo 2026

 –

IRAN / ITALIA – “Da poche ore dopo l’inizio di questo attacco non riusciamo più a metterci in contatto con nessuno. Ieri sera, angosciati, abbiamo provato anche direttamente” per telefono ma “non riusciamo”. A essere colpite sono “più di 20 città e addirittura ieri anche la mia città natale, che è una piccolissima città, è stata bombardata anche quella”. Così il racconto di Manhaz Lamei, esponente della comunità iraniana fiorentina sulle notizie che arrivano dall’Iran, e che ieri era presente alla manifestazione promossa a Firenze da Arci, Anpi e Cgil, per chiedere che i bombardamenti si fermino.

Non quello che sembrano intenzionati a fare Trump e Netanyahu, che invece hanno invitato gli iraniani a sollevarsi contro il regime: “A mio parere questi due personaggi sono gli ultimi del mondo che possono fare appello” dice, ricordando le frasi di Trump dopo le proteste e le feroci repressioni di piazza tra dicembre e gennaio scorsi: “Prima ha detto che erano morti calpestati tra quelli che fuggivano”, poi “che erano morti da entrambe le parti. Sono stati uccisi migliaia e migliaia di giovani manifestanti e lui ha ignorato, addirittura ha ringraziato il governo iraniano perché aveva stoppato le esecuzioni, il che non era vero assolutamente”.

Come interpretare quel che è successo in Iran? “È sensato che il mio popolo scenda in piazza a festeggiare la morte di una dittatura che in meno di due mesi ha ordinato l’uccisione di massa di manifestanti” dice Lamei, ma rammenta quel che è successo in Iraq nel 2003: “Gli iracheni festeggiavano perché erano convinti che finalmente si liberavano da una dittatura sanguinaria che sempre aveva oppresso il popolo. Alla fine del conflitto cos’è rimasto? 500.000 morti”.

Paura e speranza, secondo molti, sono i sentimenti contrastati del popolo iraniano in queste ore: “Io personalmente non sono tra quelli ottimisti” dice Manhaz Lamei: “Da ieri a guidare il paese sarà un consiglio ad interim di tre persone. Uno di questi personaggi è Mohsen-Ejei, che faceva parte del ‘comitato di morte‘ che ha ucciso praticamente tutti i prigionieri politici degli anni ’80. Gran parte del timore del mio popolo è che anche questa volta faranno piazza pulita nelle carceri iraniane. Il grande timore è che i Pasdaran prenderanno il potere e questa sarà la fine per il mio popolo, quindi una dittatura militare”.

L’unica speranza, secondo Lamei, risiede nella società anti-clericale, che anche senza un vero leader e con scarsa organizzazione, è presente, ma che questa guerra rischia di annichilire: “Sta nascendo, è una lotta che continua. Un popolo che sta imparando insieme, ma con questa guerra sarà la fine di tutto”.

Scritto da: Redazione Novaradio