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Sollicciano, l’appello de L’Altrodiritto dopo l’ultimo decesso: “La Toscana chiuda la sezione Salute Mentale” – ASCOLTA

today03/07/2026

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    Emilio Santoro, L’altrodiritto – 3 luglio 2026

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FIRENZE – La vicenda dell’ultima morte a Sollicciano – quella del 75enne con gravi patologie deceduto solo dopo 10 giorni dal suo ingresso in carcere, probabilmente per un aggravamento dovuto al caldo e alle difficili condizioni di vita – solleva un problema strutturale, ideologico e culturale, oltre che giuridico. E impone uno scatto, una reazione, da parte della Regione Toscana, che ha in capo la sanità in carcere. Ne ha convinto Emilio Santoro, vicepresidente dell’associazione l’Altrodiritto.

“Un problema strutturale è sicuramente quello delle della sezione psichiatrica che si chiama Articolazione territoriale salute mentale o ATSM” dice Santoro: “La ATSM non è prevista dalla legge: la legge che doveva istituirle non fu approvata, si regge semplicemente su un accordo Stato-Regioni e quindi è voluto dalle Regioni”. A Sollicciano è l’unica della Toscana e ci sono regioni d’Italia che non ce l’hanno e questo tra l’altro comporta che i loro detenuti con sofferenza psichiatrica vengano spostati nelle regioni che ce l’hanno.

Credo che un atto di civiltà sia dire che la Regione Toscana non vuole le ATSM, ma questo vuol dire anche che crea le strutture esterne per prenderli in cura, perché naturalmente quando uno dichiara l’incompatibilità ci deve essere un posto dove metterli” dice Santoro, anche perché ricorda come la Corte Costituzionale ha emesso ormai da vari anni una sentenza in cui ha stabilito che la malattia fisica non è l’unico motivo per cui si possa dichiarare una persona incompatibile con il carcere: lo stesso principio deve valere per la malattia mentale. E invece, in Italia, il paese di Basaglia, che ha chiuso i manicomi e gli Opg, Stato e Regioni hanno creato “una costruzione più reclusa dentro un luogo di reclusione”.

La situazione della ATSM di Solicciano è molto particolare, sottolinea Santoto: “Il luogo in cui era in origine è stato chiuso per una tracimazione di acque dalle fogne. I detenuti li avevano spostati in una zona del transito, e le condizioni erano veramente disumane e degradanti. Noi l’abbiamo visitata alle 17 teoricamente dovrebbe essere garantita la presenza di personale psichiatrico continuativo, ma non c’era nessuno. Il fatto che questi locali non li abbiano fatti vedere nemmeno all’assesssore alla salute, ragiona Santoro, dimostra che “la situazione di Sollicciano è completamente nel pallone”.

Per quanto riguarda l’ultimo caso esploso a Sollicciano, quello dell’anziano 75enne deceduto, Santoro si dice d’accordissimo con l’assessore Monni sul fatto che “quella persona non doveva andare in carcere”: “Per le persone over 60 ci sono strumenti per non fargli scontare la pena in carcere. A maggior ragione una persona ultrasettantenne che ha subito un ictus, che gli ha paralizzato un braccio non molto tempo tipo prima della detenzione”.

Ma la sanità del carcere forse qualcosa poteva fare? “Sta nella competenza dei medici, possono far partire la segnalazione (al magistrato di sorveglianza, ndr) quando ritengano che le cure che si possono prestare in carcere non sono tali da poter migliorare la sua condizione di salute. E’ nella remissione dell’autonomia in scienza e coscienza dei medici questa valutazione” spiega Santoro, che aggiunge che è proprio la ratio delle riforma della sanità carceraria quella di “garantirgli l’autonomia in giudizio di su queste cose”. E aggiunge: Unno dovrebbe fare queste valutazionitenendo conto del luogo dove si sconta la pena, perché non tutte le carceri sono uguali.

“Sappiamo che a Sollicciano d’estate ci sono 40 gradi. Ma ci siamo scordati che meno di 1 mese nessuno ha risposto sulla qualità dell’acqua che esce dai dalle docce: i detenuti continuano a dire che gli provoca dermatiti . Nessuno ha fatto un accertamento su questo, per cui le cose a rivedere a Sollicciano sono infinite”. “L’assessore Monni – aggiunge – ha ragione sul fatto che 9 milioni non servono e che pensare di ristrutturare mezzo Sollicciano lasciando l’altra mezza in condizioni quali quelle che sono, è un’assurdità”.

Altra questione calda è quella del trasferimento forzoso dei detenuti e del fatto che, come ammesso dalla stessa assessora Monni, nemmeno la regione sa dove vengono portati i detenuti. “La Regione non lo può sapere preventivamente – dice Santoro – ma tramite la matricola regionale, può saperlo entro 24-48 ore dopo il trasferimento effettuato. Il problema è sicuramente organizzare la continuità terapeutica ma è anche la continuità sociale, perché quello che stiamo vedendo da dentro è che stanno trasferendo le persone, non si capisce bene secondo quali criteri. Abbiamo decine di detenuti che da mesi o anni chiedono il trasferimento e restano lì, persone che non hanno tutti i legami qui e non se ne vorrebbero andare assolutamente che vengano trasferiti. L’ultimo caso che abbiamo avuto è un padre e un figlio che erano detenuti a Sollicciano e sono stati mandati uno nemmeno nello stesso carcere, uno a Massa e uno a Pisa. Come L’altrodiritto, siccome entriamo in tutte le carceri, stiamo via via cercando di ripescarli e fargli fare i reclami perché l’ordinamento penitenziario dice che la pena deve essere scontata in un luogo che non impedisce i contatti sociali e che non devono andare in condizioni di sovraffollamento in umani e degradanti.

Scritto da: Redazione Novaradio